Melfi, Rionero, San Fele, Lagopesole, Avigliano, Barile, Forenza, Rapolla
Rotonda, San Severino Lucano, Terranova di Pollino, Latronico, Castelsaraceno, Lagonegro
Acerenza, Cancellara, Brindisi di Montagna, Vaglio di Basilicata, Castelmezzano, Pietrapertosa, Sasso di Castalda
La Fontana dell’Elefante a Rotonda è solo uno dei tanti capolavori del maestro Giuseppe Di Consoli, l’ultimo scalpellino di Rotonda, che sin dal ‘700, ha vantato la presenza sul territorio di numerosi maestri scalpellini. Rotonda si può definire un museo a cielo aperto, poiché il centro storico è disseminato delle opere del maestro Di Consoli. Il giro delle fontane potrebbe partire dalla Fontana del Leone, per poi arrivare alla Fontana del Cristo e dell’Agnello. Tutte queste opere si ispirano alla vita passata, quando nel paese ogni abitante aveva un animale come asino o pecora. Proseguendo nel cammino si incontra la Fontana del Bue a rappresentare Sant’Antonio, patrono del paese. Altra opera è la Fontana del Muflone ribattezzata, anche, fontana del Cornuto, dal nome del ponte che sorge nelle vicinanze. La Fontana dell’Elefante, invece, risale al 1999 e nasce per due motivi, in primo luogo perché quel rione era senza fontana e secondo luogo in ricordo dello scheletro di elefante che venne rinvenuto negli anni ’80 del ‘900. Lasciando la fontana dell’Elefante si arriva alla Fontana del Faraone, risale al 2003 e ogni figura qui scolpita rappresenta il mondo, si va dal saggio cinese al soldato Inca passando appunto dal potere del faraone. All’interno di questa fontana è possibile scorgere anche un coccodrillo che affiora l’acqua e una rana che viene morsa da un serpente a simboleggiare la debolezza.
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Dopo la prima Crociata nacquero le formazioni degli ordini monastico-cavallereschi primo fra tutti l’Ordine dei Cavalieri Templari, la cui fondazione viene rappresentata e rievocata nel borgo lucano. L’evento ha luogo il 16 agosto e il Corteo Storico è composto da duecento figuranti in pregiati costumi dell’epoca e da attori non professionisti. Il paese per l’occasione viene imbandierato con vessilli templari ed illuminato da torce affinché lo spettatore venga catapultato nella misteriosa ed inquietante atmosfera dell’alto-medioevo. Durante la drammatizzazione riecheggiano con forza le motivazioni di Ugo e dei primi otto cavalieri di far proprio il nobile ideale di difendere la cristianità pellegrina e i Luoghi Santi dagli infedeli. Il colloquio con il padre Pagano e con la madre Emma, il riconoscimento dell’Ordine, l’approvazione della Regola al Concilio di Troyes da parte del Legato Pontificio Matteo da Albano, redatta da Bernardo di Chiaravalle, la nomina a Primo Gran Maestro conferitagli e l’investitura, sono poi i momenti culminanti di una suggestiva rievocazione dove i fatti sono ancora sospesi tra storia e leggenda.
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Irsina posta sul confine tra Puglia e Basilicata domina la Valle del Bradano. Al suo territorio appartiene il Bosco di Verrutoli un’area boschiva sede di una riserva naturale di un gruppo di daini che vivono liberamente nel bosco. Fino al 1895 il paese era chiamato Montepeloso dal greco plusos terra ricca e fertile mentre il nome attuale deriva da una delibera consiliare del 6 febbraio 1895 e deriva da irtium cioè irto ripido scosceso. Numerosi reperti archeologici risalenti ai periodi greco e romano testimoniano che Irsina è uno dei paesi più antichi della Basilicata. Nel corso dei secoli ha subito diverse dominazioni. Nel 988 Irsina subisce l’invasione e la distruzione da parte dei Saraceni la città viene ricostruita dal Principe Giovanni II di Salerno che dota il borgo di mura e torri difensive cosa che non impedisce alla città di subire il dominio dei greci bizantini. Nel 1041 Irsina è teatro della Battaglia di Montepeloso tra Bizantini e Normanni per il controllo del territorio e si conclude con la disfatta del popolo greco. Da questo momento il paese passa nelle mani di vari signori divenendo prima una delle dodici baronie normanne della contea poi ducato di Puglia e dal 1123 sede vescovile. Gli Svevi controllano Montepeloso fino alla battaglia di Benevento del 1266 che porta all’ascesa degli Angioini in tutta l’Italia meridionale. Una delle caratteristiche del centro storico sono le case grotte che richiamano i Sassi di Matera. La più famosa tra queste grotte anche visitabile è la casa grotta Barbaro scavata direttamente dentro due spelonche rocciose che si sviluppa addirittura su due livelli. Alcune di queste case grotte formano dei veri e propri cubicoli sotterranei che a volte prendono la forma di vere e proprie gallerie. Ma nel centro storico di Irsina si ergono pure i palazzi nobiliari risalenti al 500 e al 700 caratterizzati da bugne stemmi ed epigrafi. Grande importanza hanno anche le chiese prime fra tutte la Cattedrale di Santa Maria dell’Assunta risalente al XIII secolo che conserva al suo interno la statua del 500 di Sant’Eufemia attribuita ad Andrea Mantegna. Sant’Eufemia è la patrona della città festeggiata dal 14 al 17 settembre.
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Il centro attuale in cui risiedono circa 2000 abitanti risale al XII secolo ma nelle vicinanze in località Serra di Vaglio sono state rinvenute testimonianze di insediamenti risalenti ad un periodo compreso tra il X ed il III sec. a.C. Qui oltre a fondazioni di antiche abitazioni è visibile una fortificazione costruita con blocchi di pietra a secco e lunga circa 7 Km VI sec. a.C. mentre nella zona più a valle sono state rinvenute alcune sepolture appartenuti a nobili e guerrieri come dimostrano le fibule i gioielli e le acconciature femminili nonch le armature le bordature per cavalli. Poco più a nord di Vaglio in località Macchia di Rossano è stato rinvenuto un complesso sacrale monumentale del IV sec. a.C. dedicato alla Dea Mefitis. Da visitare oltre agli scavi archeologici la Chiesa Madre di San Paolo Apostolo risalente al 1400 dove si conserva il corpo di San Faustino Martire patrono del paese festeggiato la terza domenica di Maggio.
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