Melfi, Rionero, San Fele, Lagopesole, Avigliano, Barile, Forenza, Rapolla
Rotonda, San Severino Lucano, Terranova di Pollino, Latronico, Castelsaraceno, Lagonegro
Acerenza, Cancellara, Brindisi di Montagna, Vaglio di Basilicata, Castelmezzano, Pietrapertosa, Sasso di Castalda
La particolare morfologia di Irsina, caratterizzata da uno spesso strato di sedimenti alluvionali che sovrastano formazioni di argilla impermeabili, ha determinato la formazione di numerose e ricche sorgenti che sgorgano a poca distanza dal centro storico. L’abbondanza di acqua ha favorito la nascita degli insediamenti umani e la collocazione, in prossimità delle sorgenti, dei monasteri al di fuori del paese. Fin dal medioevo, la comunità locale ha operato per aumentare la disponibilità di acqua potabile canalizzando le sorgenti e realizzando abbeveratoi e fontane. Gli abitanti si sono impegnati per razionalizzare i sistemi di ricezione delle acque realizzando quindi fontane alimentate da una rete di cunicoli, i bottini. Sono dei cunicoli sotterranei con volte a botte (di qui il termine bottini) scavati a mano nella roccia che si sviluppano in gallerie e vasche di raccolta dell’acqua e che drenano le acque sotterranee, raccogliendole. I bottini riforniscono la grande fontana di via delle Puglie, sulla strada statale che collega Irsina a Gravina e Matera. Nello strato inferiore presentano meandri di cunicoli, percorribili ad altezza d’uomo. Le gallerie seguono l’andamento della falda e le vasche di accumulo e di decantazione consentono il deposito della notevole quantità di calcare presente nell’acqua alimentata dalle sorgenti sotterranee e dal continuo gocciolio attraverso le fessure del terreno. Un sistema di aerazione, costituito da calotte, fa aumentare la tensione superficiale delle pareti e favorisce la captazione delle acque che vengono convogliate verso la fontana esterna. Allo stesso livello stratigrafico della Fontana, sulla strada che porta a Grassano, si trova la fontana-abbeveratoio di Festole, proveniente da una vasca di raccolta in cui si decanta, dopo essere fuoruscita da un pozzo collettore in cui il livello dell’acqua si mantiene costante. Altre fontane che servivano sia da abbeveratoio che per lavare i panni, sempre di acqua sorgiva, si trovano in zona Peschiera (fontana Peschiera) e verso il cimitero, dopo porta Arenacea. Il sistema Bottini costituisce un enorme patrimonio rupestre per il territorio di Irsina, le cui prime notizie certe si ritrovano in una pergamena del 1436, in cui si fa riferimento alla monumentale Fontana, nota come "Le dodici fontane", alimentata proprio con il sistema dei bottini.
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Il 29 Maggio, in occasione di San Gerardo, patrono di Potenza, le vie della città diventano teatro della rievocazione storica della Sfilata dei Turchi. Secondo la leggenda i Turchi nel 1111 invasero il territorio lucano spaventando la popolazione ed in suo soccorso giunse proprio San Gerardo con la sua schiera di angeli. L’ evento, che rivive ogni anno tra le vie della città, è composto da un maestoso corteo in cui sfilano 500 figuranti tra cui turchi e soldati potentini, il Gran Turco portato in carrozza e la statua di San Gerardo su un carro. La storica sfilata dei Turchi precede la processione in onore del Santo patrono il 30 maggio.
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Irsina posta sul confine tra Puglia e Basilicata domina la Valle del Bradano. Al suo territorio appartiene il Bosco di Verrutoli un’area boschiva sede di una riserva naturale di un gruppo di daini che vivono liberamente nel bosco. Fino al 1895 il paese era chiamato Montepeloso dal greco plusos terra ricca e fertile mentre il nome attuale deriva da una delibera consiliare del 6 febbraio 1895 e deriva da irtium cioè irto ripido scosceso. Numerosi reperti archeologici risalenti ai periodi greco e romano testimoniano che Irsina è uno dei paesi più antichi della Basilicata. Nel corso dei secoli ha subito diverse dominazioni. Nel 988 Irsina subisce l’invasione e la distruzione da parte dei Saraceni la città viene ricostruita dal Principe Giovanni II di Salerno che dota il borgo di mura e torri difensive cosa che non impedisce alla città di subire il dominio dei greci bizantini. Nel 1041 Irsina è teatro della Battaglia di Montepeloso tra Bizantini e Normanni per il controllo del territorio e si conclude con la disfatta del popolo greco. Da questo momento il paese passa nelle mani di vari signori divenendo prima una delle dodici baronie normanne della contea poi ducato di Puglia e dal 1123 sede vescovile. Gli Svevi controllano Montepeloso fino alla battaglia di Benevento del 1266 che porta all’ascesa degli Angioini in tutta l’Italia meridionale. Una delle caratteristiche del centro storico sono le case grotte che richiamano i Sassi di Matera. La più famosa tra queste grotte anche visitabile è la casa grotta Barbaro scavata direttamente dentro due spelonche rocciose che si sviluppa addirittura su due livelli. Alcune di queste case grotte formano dei veri e propri cubicoli sotterranei che a volte prendono la forma di vere e proprie gallerie. Ma nel centro storico di Irsina si ergono pure i palazzi nobiliari risalenti al 500 e al 700 caratterizzati da bugne stemmi ed epigrafi. Grande importanza hanno anche le chiese prime fra tutte la Cattedrale di Santa Maria dell’Assunta risalente al XIII secolo che conserva al suo interno la statua del 500 di Sant’Eufemia attribuita ad Andrea Mantegna. Sant’Eufemia è la patrona della città festeggiata dal 14 al 17 settembre.
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Il centro attuale in cui risiedono circa 2000 abitanti risale al XII secolo ma nelle vicinanze in località Serra di Vaglio sono state rinvenute testimonianze di insediamenti risalenti ad un periodo compreso tra il X ed il III sec. a.C. Qui oltre a fondazioni di antiche abitazioni è visibile una fortificazione costruita con blocchi di pietra a secco e lunga circa 7 Km VI sec. a.C. mentre nella zona più a valle sono state rinvenute alcune sepolture appartenuti a nobili e guerrieri come dimostrano le fibule i gioielli e le acconciature femminili nonch le armature le bordature per cavalli. Poco più a nord di Vaglio in località Macchia di Rossano è stato rinvenuto un complesso sacrale monumentale del IV sec. a.C. dedicato alla Dea Mefitis. Da visitare oltre agli scavi archeologici la Chiesa Madre di San Paolo Apostolo risalente al 1400 dove si conserva il corpo di San Faustino Martire patrono del paese festeggiato la terza domenica di Maggio.
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