Melfi, Rionero, San Fele, Lagopesole, Avigliano, Barile, Forenza, Rapolla
Rotonda, San Severino Lucano, Terranova di Pollino, Latronico, Castelsaraceno, Lagonegro
Acerenza, Cancellara, Brindisi di Montagna, Vaglio di Basilicata, Castelmezzano, Pietrapertosa, Sasso di Castalda
Il Riparo Ranaldi è un complesso di pitture rupestri all'interno di un riparo naturale situato a circa 800 metri di altitudine, nel comune italiano di Filiano. Conosciuto anche come “Tuppo dei Sassi”, nel 1965 venne dedicato al prof. Archeologo Francesco Ranaldi come riconoscimento per l’impegno protratto nella “scoperta”, avvenuta nel corso di ricerche condotte tra il 1962 e il 1964. Il riparo presenta una forma a mezz’arco, è alto circa 6mt ed è caratterizzato da strati di arenaria. A causa della fragilità di questa roccia e a seguito di processi di crollo succedutisi nel tempo, si è costituita la forma tipica di un riparo sotto roccia che persiste tutt’oggi e che ha permesso la frequentazione umana. Lungo la parete liscia e compatta del riparo sono presenti le maggiori evidenze pittoriche, altre tracce minori si collocano sull’antica “volta” del riparo. Grazie alla conformazione geologica del sito e a fattori climatici favorevoli, in particolar modo la formazione di una concrezione calcarea data dalle acque meteoriche, le tracce rupestri si sono conservate fino ai giorni nostri. La colorazione dei motivi è rossa scura, anche se in alcune parti si nota una pigmentazione più debole e sbiadita, probabilmente a causa di un diverso processo di conservazione rispetto ai motivi che appaiono di colore più marcato. Tutte le raffigurazioni presenti, seppur in alcune aree abbastanza distanziate tra loro, erano facenti parte di un unico grande pannello figurativo il quale, dopo processi di crollo e degradazione meteorica è andato disfacendosi. Sostenendo tale ipotesi è possibile immaginare l’antica presenza di altre tracce ad oggi non più visibili. I pittogrammi del Riparo Ranaldi appartengono ad un unico stile simbolico-schematico, realizzati probabilmente con le dita. Questo stile figurativo si caratterizza da una semplificazione delle figure, ridotte alle loro linee fondamentali. I motivi sono ravvicinati ed in alcuni casi sovrapposti, si tratta di rappresentazioni di figure umane schematizzate e di quadrupedi. A causa dell’assenza di datazioni assolute o altri elementi potenzialmente utili per una possibile collocazione cronologica dei motivi figurativi è abbastanza complesso riuscire a dare una precisa datazione. L'attribuzione cronologica delle pitture rupestri del Riparo Ranaldi, in letteratura, segue due distinti percorsi: raffigurazione naturalistica mesolitica di un branco di cervi nel loro habitat da una parte e scena schematica di caccia neolitica, con persistenza di tradizioni più antiche, dall’altra. Per questo motivo sia nelle pubblicazioni archeologiche sia nella documentazione amministrativa le figure del Riparo vengono diversamente attribuite all’una o all’altra fase archeologica: Paleolitico-Mesolitico o Neolitico (che pare più probabile), con una significativa differenza di qualche millennio.
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Varola, manifestazione dedicata al marroncino del Vulture. È una castagna tipica del territorio e una leggenda vuole che sia stata importata dall'Imperatore Federico II dalla Turchia. Per due giorni, le strade del centro storico di Melfi si trasformano in un grande bosco, gli stand hanno la forma dei tipici rifugi montani e ospitano tantissimi prodotti a base di castagne, come il castagnaccio, dolci, gelato di marroni, la birra di castagne e tante altre specialità. C'è anche la pizza al marroncino, la carne condita con crema di marrone e ovviamente dell'ottimo vino Aglianico del Vulture.
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Il centro attuale in cui risiedono circa 2000 abitanti risale al XII secolo ma nelle vicinanze in località Serra di Vaglio sono state rinvenute testimonianze di insediamenti risalenti ad un periodo compreso tra il X ed il III sec. a.C. Qui oltre a fondazioni di antiche abitazioni è visibile una fortificazione costruita con blocchi di pietra a secco e lunga circa 7 Km VI sec. a.C. mentre nella zona più a valle sono state rinvenute alcune sepolture appartenuti a nobili e guerrieri come dimostrano le fibule i gioielli e le acconciature femminili nonch le armature le bordature per cavalli. Poco più a nord di Vaglio in località Macchia di Rossano è stato rinvenuto un complesso sacrale monumentale del IV sec. a.C. dedicato alla Dea Mefitis. Da visitare oltre agli scavi archeologici la Chiesa Madre di San Paolo Apostolo risalente al 1400 dove si conserva il corpo di San Faustino Martire patrono del paese festeggiato la terza domenica di Maggio.
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Arroccata su un colle definito il Balcone delle Puglie da dove è possibile osservare il panorama cha va dal Tavoliere pugliese fino al Gargano nella Valle del Bradano sorge Forenza un piccolo borgo in provincia di Potenza. Secondo la storiografia Forenza è un antico sito di origine sannita ed è citato da alcuni scrittori latini tra cui Orazio anche se l’attuale borgo non è quello di cui parlano gli antichi poich il paese che oggi conosciamo è sorto lontano dall’antica Forentum. Il nuovo sito risale al IX sec. ai tempi del Principato Longobardo di Salerno che includeva quasi tutta l’antica Lucania e Forenza apparteneva alla Puglia. Sul suo territorio si sono succedute diverse dominazioni e a testimonianza del periodo angioino sopravvivono i resti di quelle che una volta erano le mura risalenti al XIII sec. Nel centro del paese merita una visita la Chiesa del Crocifisso risalente al 1680 e che fa parte del Convento dei Frati Cappuccini. Il Santuario del SS. Crocifisso è meta di numerosi pellegrini devoti del Cristo in Croce provenienti da ogni dove non solo dai paesi vicini. La festività religiosa e civile del SS. Crocifisso ricorre il 3 Maggio e si rinnova solo per il culto il 14 Settembre. Molto suggestiva è la chiesa basiliana di San Biagio scavata in una grotta da un seguace di San Vitale. Si accede percorrendo una via mulattiera e nel suo interno si possono ammirare bellissimi affreschi bizantini. Forenza è rinomata per la produzione dell’Aglianico del Vulture e per l’olio extravergine d’oliva infatti rientra nel circuito dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio. Forenza negli ultimi anni è stata al centro dell’attenzione dopo che lo scrittore Mario Moiraghi in un suo scritto sui templari ha collocato la nascita di Ugo De Pagani 1118 fondatore dell’Ordine dei Templari di cui fu il primo Gran Maestro proprio nel comune del Vulture. Secondo questa tesi dunque la nascita dell’Ordine cavalleresco sarebbe da collocare in Italia e non in Francia. Intorno a tutto questo aleggia il mistero ma il comune ha saputo sfruttare questa risorsa infatti ogni anno ad agosto Forenza fa un salto nel passato il centro abitato ritorna agli anni di Ugo Pagani attraverso una manifestazione che è una rievocazione storica La Leggenda dei Templari Ugo dei Pagani e la sfida del mito A.D. 1118 . Un evento che richiama numerosi visitatori per conoscere la storia di Forenza e dei Templari ma anche un’occasione per degustare le specialità enogastronomiche del paese. Tra le prelibatezze del posto è da annoverare anche il formaggio pecorino ottenuto esclusivamente con latte intero di pecora raccolto da allevamenti la cui alimentazione è costituita principalmente da pascolo nell area interna delle colline lucane. Il 4 Novembre ricorre la festività di S. Carlo Borromeo Santo Patrono di Forenza.
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